Meccanismi molecolari alla base del differenziamento e della transformazione dei linfociti B

Stefano Casola
- Luogo di nascita: Napoli
- Anno di nascita: 1968
- Nazionalità: italiana
- Laurea: Medicina e Chirurgia presso l'Università Federico II di Napoli
- Dottorato: Biologia e Patologia Cellulare e Molecolare presso l'Università Federico II di Napoli
Il linfocita B è uno degli attori principali della nostra risposta immunitaria. Produce anticorpi e guida meccanismi di eliminazione di cellule dannose o malate, in caso di necessità. L'azione del linfocita avviene quando i recetttori immunoglobulinici (detti anche B-cell receptor o BCR) presenti sulla sua membrana cellulare si legano con un antigene (un batterio, un virus, ecc.): il legame dà il via a una serie di eventi, tra cui la proliferazione del linfocita stesso. Questo in un organismo normale. Ma a volte accade che la proliferazione dei linfociti diventi incontrollata, come nel caso di molte leucemie e linfomi.
Il gruppo "Meccanismi molecolari alla base del differenziamento e della transformazione dei linfociti B" guidato da Stefano Casola si concentra sul BCR che, come è dimostrato da dati sperimentali, è essenziale per il controllo della proliferazione e della sopravvivenza di linfociti B non-trasformati. Casola si propone di stabilire se il BCR svolge le stesse funzioni anche nella maggioranza dei linfomi umani che conservano espressione del recettore immunoglobulinico sulla superficie delle cellule maligne.
Il principale scopo di questa ricerca è l'identificazione di bersagli terapeutici specifici per i linfociti B, capaci di promuovere la regressione del linfoma, limitando quindi gli effetti tossici aspecifici associati alla attuali terapie radio- e chemio-terapiche.Si prevede che nel giro dei prossimi due anni Casola e il suo gruppo saranno in grado di identificare i primi bersagli terapeutici attivati dal BCR in cellule B tumorali. Il passo successivo consisterà nella selezione di inibitori farmacologici specifici per i target stessi.
In parallelo a questo progetto, il gruppo di Casola ne sta portando avanti un secondo (attualmente alle sue fasi iniziali): si tratta del tentativo di identificare nuovi geni capaci di cooperare, nella tumorigenesi, con un ristretto gruppo di oncogéni (geni che, se mutati, favoriscono l'insorgenza dei tumori) che sono comunemente alterati nei linfomi a cellule B. "Mentre si conosce con sufficiente dettaglio il contributo di proto-oncogeni, quali c-Myc e Bcl2 in particolari forme di linfomi, quali il linfoma di Burkitt e quello follicolare - dice Casola - ben poco è noto sulla natura degli eventi oncogenici aggiuntivi che accompagnano la progressione tumorale e sui processi a esso associati, quali l'occorrenza delle metastasi a distanza."
Casola e colleghi hanno sviluppato una metodologia sperimentale innovativa finalizzata all'individuazione delle mutazioni capaci di accelerare la progressione tumorale. Secondo le previsioni dello scienziato, sarà possibile ottenere risultati significativi entro i prossimi tre anni. Risultati che si riveleranno essenziali per l'attuazione di terapie personalizzate e per lo sviluppo di test diagnostici.

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