Report ricerca IFOM 2007
- Elenco completo Pubblicazioni IFOM 2007
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Impact Factor
L'impact factor é l'indice che misura la frequenza con cui gli articoli di una determinata rivista vengono citati: in pratica una valutazione della rilevanza scientifica di quella rivista.
Nel 2007 gli scienziati IFOM hanno pubblicato 111 articoli di ricerca su riviste scientifiche internazionali, con un impact factor medio pari a 9.016
- Tumore al polmone: la "firma" della metastasi
- Un nuovo bersaglio terapeutico per le leucemie mieloidi acute: gene PRDM16
- Le Topoisomerasi e la replicazione del DNA
Tumore al polmone: la "firma" della metastasi
Tra le pubblicazioni del 2007, segnaliamo una ricerca diretta da Pier Paolo Di Fiore, il cui risultato è stato pubblicato a novembre sulla rivista Journal of Clinical Investigation:
Bianchi F, Nuciforo P, Vecchi M, Bernard L, Tizzoni L, Marchetti A, Buttitta F, Felicioni L, Nicassio F, Di Fiore PP; "Survival prediction of stage I lung adenocarcinomas by expression of 10 genes"; J Clin Invest; Nov;117(11):3436-44; 2007; IF:15.754 PMID 17948124
Per mezzo di una serie di esperimenti condotti su modelli sperimentali e su tessuti umani provenienti da pazienti affetti da tumore del polmone, gli scienziati sono riusciti a individuare un gruppo di dieci geni che risultano alterati in maniera ricorrente in alcuni tumori e che identificherebbero proprio quei casi che hanno alta probabilità di sviluppare metastasi. "È un risultato molto significativo - ha spiegato Fabrizio Bianchi, primo autore dello studio - e promettente dal punto di vista clinico, perché i tumori che abbiamo studiato sono tutti al cosiddetto 'stadio 1', che è uno stadio precoce di sviluppo della malattia. Normalmente in questi casi, in cui i tumori sono piccoli, si interviene solo con la chirurgia, ma purtroppo una percentuale di questi pazienti in seguito sviluppa metastasi. Il gruppo di geni che abbiamo identificato costituisce quella che noi definiamo una 'signature' [cioè una 'firma', ndr] prognostica di metastasi e può aiutare nella definizione della terapia da somministrare." I pazienti che presentano quest'alterazione, dunque, sarebbero soggetti a un rischio maggiore di sviluppare in seguito metastasi e potrebbero essere indirizzati a una chemioterapia adiuvante che normalmente, come si è detto, nel caso di tumori al polmone di stadio 1 non viene somministrata. In questa prospettiva di utilizzare la scoperta come marcatore prognostico, sarà avviato a breve un trial clinico. "Cercheremo di capire - conclude Bianchi - se, intervenendo con chemioterapia adiuvante sui pazienti che presentano l'alterazione, si può ridurre l'incidenza delle metastasi."
Un nuovo bersaglio terapeutico per le leucemie mieloidi acute: gene PRDM16
Un passo avanti nel campo delle leucemie mieloidi acute è stato compiuto grazie allo studio, pubblicato, a dicembre, ancora sul Journal of Clinical Investigation e condotto nel gruppo di Pier Giuseppe Pelicci.
Shing DC, Trubia M, Marchesi F, Radaelli E, Belloni E, Tapinassi C, Scanziani E, Mecucci C, Crescenzi B, Lahortiga I, Odero MD, Zardo G, Gruszka A, Minucci S, Di Fiore PP, Pelicci PG; "Overexpression of sPRDM16 coupled with loss of p53 induces myeloid leukemias in mice"; J Clin Invest; Dec 3;117(12):3696-3707; 2007; IF:15.754 PMID 18037989
Gli scienziati, lavorando su modelli sperimentali e poi verificando i loro risultati direttamente nelle cellule leucemiche da pazienti, hanno identificato e caratterizzato una lesione a carico di un gene (PRDM16) che risulta "sovraespresso" nelle leucemie mieloidi (ogni gene "codifica" per una proteina, cioè contiene le indicazioni perché la cellula produca quella specifica proteina: un gene "sovraespresso" in pratica "lavora troppo", producendo in eccesso la proteina per la quale codifica).
La scoperta getta luce su un meccanismo molecolare finora non spiegato nello sviluppo delle leucemie: il meccanismo che, una volta iniziato il processo neoplastico, permette alla malattia di svilupparsi. "Oggi conosciamo abbastanza bene - spiega Pelicci - quali sono le alterazioni geniche che danno il via alle leucemie, ma fino a questo momento non sapevamo quali alterazioni ne sostengono il successivo sviluppo. Sappiamo quali sono i cosiddetti 'iniziatori', ma non sapevamo nulla dei 'successori'. Qui descriviamo per la prima volta proprio un 'successore', e si tratta di una lesione che è presente nel 40% delle leucemie mieloidi."
L'obiettivo, per gli scienziati, è naturalmente comprendere nel dettaglio tutte le fasi molecolari di insorgenza e sviluppo delle malattie, per identificare i punti deboli in questi meccanismi (sono questi i "bersagli terapeutici") e mettere così a punto, indirizzandoli proprio su questi punti deboli, terapie mirate, efficaci e il meno invasive possibili per l'organismo in generale. "Il nostro risultato - continua Pelicci - è interessante a livello di future prospettive terapeutiche perché PRDM16 è un enzima, e gli enzimi possono essere inibiti farmacologicamente con una certa facilità." La strada, dunque, è studiare in ancora maggior dettaglio questo gene, che rappresenterebbe potenzialmente un buon bersaglio terapeutico.
Le Topoisomerasi e la replicazione del DNA
Continuando il suo studio approfondito dei meccanismi molecolari preposti al controllo del ciclo cellulare e all'integrità del genoma, Marco Foiani (programma di ricerca "Controllo del ciclo cellulare e stabilità del genoma" ha pubblicato ad agosto, su Genes Development, uno studio nel quale vengono localizzate alcune regioni "fragili" del genoma, regioni dove è pił facile che avvengano le rotture che possono portare al cancro.
Bermejo R, Doksani Y, Capra T, Katou YM, Tanaka H, Shirahige K, Foiani M; "Top1- and Top2-mediated topological transitions at replication forks ensure fork progression and stability and prevent DNA damage checkpoint activation"; Genes Dev; Aug 1;21(15):1921-36; 2007; IF:15.05 PMID: 17671091
"Per questo studio - spiega Foiani, che è anche Co-direttore scientifico dell'IFOM - ci siamo concentrati sulle topoisomerasi, che sono degli enzimi coinvolti a vari livelli nella replicazione del DNA. Durante questo processo, che prelude alla divisione cellulare, a un certo punto il DNA si attorciglia su se stesso e in pratica si annoda. Ma perché il processo di replicazione possa andare avanti con successo, questi 'nodi' devono essere sciolti, altrimenti si producono alterazioni geniche che possono causare l'insorgenza di tumori. La topoisomerasi fa proprio questo: scioglie i nodi sul DNA. Abbiamo scelto di studiare questo enzima, che è anche direttamente coinvolto nella riparazione del DNA in caso di danno, per questo suo ruolo fondamentale." Gli scienziati hanno quindi utilizzato un "approccio genomico", e hanno esplorato in dettaglio tutte le aree del DNA dove le topoisomerasi sono attive. "Abbiamo scoperto - spiega ancora Foiani - le regioni precise dove, in caso di topoisomerasi malfunzionante, avvengono le rotture del DNA. È un importante passo avanti, perché di queste regioni si conosceva l'esistenza, ed erano denominate appunto 'siti fragili', ma non sapevamo dove si trovavano. Ora abbiamo 'smascherato' un altro processo cellulare che previene le rotture del DNA." E non è tutto. Alcuni dei pił classici farmaci antitumorali agiscono proprio sulle topoisomerasi: la scoperta di Foiani chiarisce il meccanismo molecolare di azione di questi farmaci per così dire di "vecchia generazione" e potrebbe aiutare nella messa a punto di nuovi farmaci, basati sullo stesso principio di fondo, ma pił selettivi e mirati. Nell'immediato futuro Foiani e colleghi continueranno a lavorare sui meccanismi molecolari delle topoisomerasi. "Ci interessa - conclude Foiani - capire alcuni aspetti importanti e finora ignoti dei processi in cui sono coinvolti questi enzimi. Per esempio: perché si formano i nodi sul DNA? E perché proprio in certe regioni e non in altre?"

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