Sabato 30 gennaio la parola alla scienza al liceo classico Berchet di Milano. Gli studenti dell’ultimo anno, nell’ambito dei percorsi di orientamento universitario organizzati dalla scuola, hanno potuto incontrare e confrontarsi con Fabrizio d’Adda di Fagagna di IFOM, ascoltare la sua testimonianza di scienzato, conoscere da vicino il percorso che lo ha portato a dirigere un team di ricercatori dediti allo studio dei meccanismi di invecchiamento cellulare e del cancro e informarsi sulle opportunità che il lavoro di ricerca oggi offre.
Un momento di transizione delicato quello alla fine dei cinque anni delle scuole superiori, in cui si sceglie il corso di studi, l’indirizzo all'interno di un percorso formativo e, in ultima analisi, si delinea la strada per costruire il proprio futuro professionale.
Occorre consapevolezza per gestire in modo autonomo le scelte. Strumenti per orientarsi non sono solo gli interessi personali e le informazioni sui corsi di studio, ma anche una conoscenza, il più possibile diretta, delle varie realtà lavorative e delle prospettive future.
Proprio in quest’ottica si è svolto l’incontro-confronto, organizzato dalla professoressa di scienze Simonetta Cadirola, tra d’Adda di Fagagna e 53 studenti del quinto anno del Berchet. Lo scienziato udinese ha raccontato il mondo della ricerca attraverso la sua storia personale, nello spirito di creare con la propria testimonianza un raccordo tra il mondo della formazione e quello del lavoro. Dai banchi di scuola alla laurea in Scienze Biologiche, dal dottorato in Genetica Molecolare ai 7 anni di ricerca all’estero in Inghilterra: d’Adda di Fagagna ha ripercorso insieme ai ragazzi la strada che l’ha portato a diventare scienziato e a tornare in Italia nel 2003, all’IFOM per dirigere il gruppo di ricerca “Telomeri e senescenza”.
Un’esperienza utile per tutti quei ragazzi interessati a capire cosa voglia dire fare il ricercatore e a tracciare un identikit della figura professionale dello scienziato. Non solo, anche un’occasione per mettere a fuoco quali possano essere gli aspetti negativi di questo lavoro e quelli positivi, le sue difficoltà ma anche le sue grandi soddisfazioni, come quella che ha provato qualche mese fa d’Adda di Fagagna all’assegnazione del premio Nobel per la Medicina del 2009 alle due scopritrici dei telomeri, le estremità dei nostri cromosomi che segnalano l’invecchiamento delle cellule. Sono proprio i fenomeni biologici che ruotano attorno ai telomeri e il ruolo che questi svolgono nella trasformazione tumorale il cuore della ricerca che lo scienziato udinese svolge presso IFOM.